TRASMISSIONE 009 · 14 AGO 2026 ARCHIVIO: ZONA 3 — CYBERPUNK / SURVIVAL · CONCEPT

Zoltar: progettazione e schemi prima di mettere le mani in pasta

L'Artefice delle Rovine — appunto da campo 002
Il banco di lavoro di Zoltar: il busto animatronico con il turbante dentro il telaio della macchina, accanto lo schema di montaggio 'ZOLTAR 9000' in ciano su lavagna nera, lo schema elettrico, la sfera di cristallo e pezzi meccanici sparsi sul tavolo
Fig.1 — Un Oracolo Cyberpunk

Prima di saldare un solo filo, disegno. Il vecchio mondo era pieno di macchine costruite di fretta, senza uno schema, che nessuno ha più saputo riparare quando si sono fermate. Io faccio il contrario: la macchina esiste prima sulla carta, così che chiunque la apra — anche io, tra dieci anni, con la memoria corta — possa capire come respira. Oggi Zoltar ha smesso di essere un'idea. Ha un diagramma.

Da dove ripartiamo

Nella prima puntata Zoltar era un'intuizione: un acquario dismesso da trasformare in oracolo cyberpunk. C'erano una teca, un motore recuperato, e due decisioni lasciate esplicitamente in sospeso — il cervello e il modo in cui la macchina consegna il responso. Questa puntata chiude la prima, apre a metà la seconda, e cambia una scelta che avevo dato per fatta. È il bello di progettare su carta: si può cambiare idea senza sprecare stagno.

Il ripensamento: da Arduino a Raspberry Pi

Nel concept avevo indicato Arduino come cervello, per coerenza filosofica: economico, riparabile, senza sistema operativo da gestire. Progettando sul serio, però, un vincolo ha spostato l'ago della bilancia: voglio che il responso sia stampato, e la macchina deve pescare le frasi da un archivio che potrà crescere nel tempo — forse non solo pescare. Guidare una stampante e gestire un archivio di testo che evolve è terreno da piccolo computer, non da microcontrollore.

Quindi il cervello sarà un Raspberry Pi[1]. Il cambio non è gratis, ed è giusto dichiararne il prezzo:

Quest'ultimo punto è un problema di progetto vero, non un dettaglio: un oracolo che si accende e si spegne strappando la spina si romperebbe da solo nel giro di settimane. Se ne parlerà nella puntata sull'alimentazione — per ora resta segnato sullo schema in rosso.

Il responso: stampante termica

Lo Zoltar del film consegna un cartoncino. La versione post-collasso userà una stampante termica[2] — quelle degli scontrini: niente inchiostro, niente toner, solo un rotolo di carta che reagisce al calore. È la scelta più fedele allo spirito dell'originale e, non a caso, anche la più coerente con la Zona 3: una tecnologia semplice, riparabile, che produce un oggetto fisico che l'utente si porta via. Un responso che resta solo su uno schermo si dimentica; un responso che tieni in mano no.

Anche qui, i lati scomodi vanno detti prima di innamorarsi dell'idea:

La decisione ancora aperta: come si interroga

Come si sveglia l'oracolo? Questa la lascio deliberatamente aperta, perché non è (solo) una scelta tecnica: è una scelta di significato. Tre strade sul tavolo:

OpzioneProControCosa dice della macchina
Pulsante fisicoSemplicissimo da cablare, robusto, gesto chiaroPoco scenografico"Interrogami quando vuoi": un oracolo alla mano
Sensore di presenzaLa macchina reagisce da sola a chi si avvicina, effetto "viva"Falsi allarmi, spreco di carta, servono regole anti-abuso"Ti ho sentito arrivare": un oracolo che attende
Gettoniera veraMassima fedeltà al luna park originaleComplessa, e stona con un mondo dove il denaro può non valere più nulla"Niente è gratis": un oracolo mercenario

La mia inclinazione, oggi, è verso il pulsante per la prima versione — far funzionare la macchina nel modo più semplice, e semmai aggiungere il sensore dopo. Ma non la fisso: la decisione va presa quando la teca sarà montata e potrò vedere dove la mano di chi interroga si posa naturalmente. La forma segue l'uso, non il contrario.

Il diagramma a blocchi

Messo tutto insieme, lo schema di massima della prima versione è questo: un ingresso (l'attivazione, da definire), un cervello che decide e pesca il responso, due uscite fisiche — la carta stampata e l'animazione della teca (luce e movimento, dalla puntata precedente).

artefice@rovine:~$ schema --project zoltar --rev 2

  [ ATTIVAZIONE ] --> ( RASPBERRY PI ) --+--> [ STAMPANTE TERMICA ] → responso su carta
    pulsante?       archivio frasi   |
    sensore?     + logica        +--> [ TECA ] → luce + movimento

> cervello: raspberry pi (era: arduino)
> uscita responso: stampante termica — OK
> attivazione: DECISIONE APERTA
> nodo critico: spegnimento pulito + picco di corrente stampa
Warning tecnico Schema di revisione 2, non definitivo. I due nodi in rosso — spegnimento sicuro del Pi e alimentazione della stampante — sono i punti dove un progetto del genere fallisce più spesso. Verranno affrontati per primi nella fase elettrica, prima ancora dell'estetica.

E le frasi, da dove vengono?

Un oracolo vale quanto ciò che dice. I responsi vivranno in un archivio di testo a bordo del Pi — facile da leggere, da correggere, da far crescere. Se poi le frasi saranno solo pescate da quell'archivio, oppure scritte da qualcos'altro che ho imparato a tenere in casa nei miei sistemi, è una domanda a cui, per ora, l'oracolo preferisce non rispondere.

Nota di zona Serie "Zoltar", Zona 3: questa è la parte 2 (progettazione e schemi). Seguiranno la caccia ai pezzi con il primo acquario dismesso, i primi collegamenti elettronici, l'assemblaggio, e infine il reveal della macchina in funzione. Un progetto documentato mentre nasce, non a cose finite.

Lo schema è appeso al muro dell'officina, sopra il banco. Non è ancora una macchina — è la promessa di una macchina, scritta in un linguaggio che anche il me stesso di domani saprà rileggere. È da qui che si comincia a costruire sul serio.

Note

  1. Raspberry Pi — single-board computer a basso costo con sistema operativo (di norma Linux) su scheda SD. A differenza di un microcontrollore come Arduino, esegue programmi complessi, gestisce file e periferiche USB, ma richiede un avvio e uno spegnimento ordinati. ↑ torna al testo
  2. Stampante termica — stampa scaldando selettivamente una carta trattata, senza inchiostro. È la tecnologia degli scontrini e dei vecchi fax. I moduli per hobbisti si pilotano via seriale o USB e sono ampiamente documentati. ↑ torna al testo
  3. Diagramma a blocchi — rappresentazione schematica di un sistema come insieme di blocchi funzionali collegati da frecce, che mostra cosa fa ciascuna parte e come si scambiano segnali, prima di scendere al dettaglio dei singoli componenti. ↑ torna al testo

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